Applicazione Differenziale in assenza di zonizzazione

La sentenza 22 dicembre 2011, n° 28386 della Suprema Corte di Cassazione rappresenta un’importante novità all’interno della problematica tecnico-legale legata all’inquinamento acustico.

La decisione che la mancata  adozione nel comune di Berbenno di Valtellina di un piano di zonizzazione acustica non determini l’impossibilità di applicare i valori limite differenziali di emissione è in netto contrasto con l’orientamento del Consiglio di Stato che aveva invece stabilito la non applicabilità del differenziale in assenza di classificazione acustica del territorio.

La sentenza scioglie la situazione di ambiguità creatasi attorno all’interpretazione dell’art. 8 del D.P.C.M. 14 novembre 1997, il quale prevede che in attesa che i comuni provvedano agli adempimenti previsti dall’art. 6, comma 1, lettera a) della legge n°447 del 26 ottobre 1995,  si applichino i limiti assoluti di zona. Eppure lo stesso decreto ministeriale con l’art.4 ribadisce la definizione di limite differenziale e i valori limite di immissione (5 dB durante il periodo diurno e 3 dB in quello notturno), confermando la legge quadro 447/958.

La cassazione risolve l’impasse normativo sostenendo che effettuare le verifiche di rumorosità basandosi esclusivamente sui limiti assoluti di immissione, anche se transitoriamente in attesa di zonizzazione acustica del territorio, contrasta con la legge quadro e crea un vuoto di tutela del diritto costituzionale alla salute pubblica salvaguardato proprio dall’introduzione del parametro di valore limite differenziale in riferimento al rumore percepito dall’uomo.