APPLICAZIONE DEL CRITERIO DIFFERENZIALE

Uno dei problemi che sorge nelle valutazioni di impatto acustico dal punto di vista tecnico, amministrativo e giuridico è l’applicazione del criterio differenziale
Il problema, che nasce con l’introduzione di tale criterio, è la valutazione del disturbo; spesso infatti si associa tale valore con la nozione di “normale tollerabilità come indicato all’art. 844 del Codice Civile.


Nella verifica del valore limite di immissione differenziale è necessario porsi alcune domande:

1. l’art. 4 commi 1 e 3 del DPCM 14.11.1997 prevedono una serie di deroghe all’applicazione del criterio differenziale come ad esempio la rumorosità prodotta da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune: in questi casi come ci si comporta?

2. il criterio differenziale inoltre non si applica nelle zone poste in Classe VI della classificazione acustica comunale, ma qualora gli impianti industriali ubicati in questa classe immettano un rumore all’interno di una classe adiacente inferiore?

3. Altra questione controversa è quella relativa alla deroga del criterio differenziale nel caso di attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali, per i quali la definizione risulta troppo ambigua e di dubbia interpretabilità. Si è cercato di fare un po’ di chiarezza con la circolare del 06.09.2004 del Ministero dell’Ambiente “interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali”. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha annullato la parte del punto 3 che parla della rumorosità prodotta dai centri sportivi adibiti al tiro al volo;

4. Un’altra problematica questione è la mancanza di un metodo univoco di misura. Il DM 16.03.1998 specifica che rumore residuo e rumore ambientale devono essere rilevati con le stesse modalità, ma non stabilisce metodi e tempi di misura. Tutto ciò non ci permette di avere ripetibilità ripetitività metrologica e spesso ci si trova di fronte allo stesso evento sonoro con risultati contrastanti.

5. Non per ultimo, quando ci troviamo di fronte ad un ricettore sottoposto a più sorgenti, qual è il rumore residuo? E’ facile trovarsi di fronte a situazioni dove il rumore di fondo è talmente elevato da poter immettere nell’ambiente un’energia sonora pari a quella esistente nel periodo notturno e addirittura il triplo in quello diurno; al contrario ci sono luoghi talmente silenziosi dove un minimo rumore, seppur tollerabile, non permette il rispetto del criterio differenziale




Riflessioni e proposte della legislazione sul rumore ambientale, Siracusa 26 Maggio 2010